Umanesimo, laicità positiva e Libertas Ecclesiae: a proposito di una nuova iniziativa editoriale

Nell’attuale panorama nazionale ed europeo, pieno di rischi, incognite e di corrispondenti opportunità, qualche spunto positivo è emerso nel contesto di una recente iniziativa culturale promossa da «Politica.eu», che ha permesso di presentare al mondo accademico e culturale una nuova iniziativa editoriale.Si tratta della «Collana di Studi umanistici. Per una nuova civiltà umanistica del sapere», diretta da Salvatore Abbruzzese e promossa dall’editore Rubbettino.

Al fine di «valorizzare le grandi questioni culturali di fondo», oggi più che mai dimenticate dalle élites europee e soverchiate dalle preoccupazioni economiche ed utilitaristiche, la collana si è presentata con un volume dedicato alla grande questione del valore della religione nello spazio pubblico europeo ed al tema della «laicità positiva», secondo diversi angoli visuali[1].

La lettura del primo libro della collana consente di riflettere a proposito di nodi fondamentali per la comprensione e la costruzione di una società libera ed autenticamente pluralista, nella quale possano emergere figure positive ed «identitarie», come quella – qui documentata – di Francesco Paolo Montanino.

Anzitutto qualche riflessione si può spendere su alcuni elementi della lunga e complessa vicenda storica delle relazioni dello sviluppo storico delle relazioni fra Chiesa e ordine politico (che precede le più recenti vicende dei rapporti fra Chiesa e Stato), quale capitolo dei legami fra politica e religione.

Non si può negare in alcun modo l’importanza di tale argomento né la sua pluriforme dinamicità, che attraversa tutta la storia europea (e non solo). Fin dalle origini dell’era cristiana la proposizione chiaramente espressa nel senso di «Dare a Cesare ciò che è di Cesare» esprime l’irriducibile tensione che caratterizza una concezione della società non riconducibile in toto al governo della polis: Cesare non è Dio, anche se ha un ruolo importante e riconosciuto di tutela dell’ordine sociale e di promozione della giustizia attraverso il diritto e l’azione politica, come ripreso al termine dell’epoca classica dal monumento agostiniano dedicato alle «due Città».

Nella concretezza dell’azione politica si può cogliere l’importanza del fenomeno dell’organizzazione delle istituzioni politiche, anche nella possibile dicotomia fra autorità e potere – secondo la lucida lettura di Augusto Del Noce –, che caratterizza lo sviluppo storico[2]. In sintesi, infatti: «Comunque si voglia interpretarla, questa dichiarazione, di valenza intensamente filosofica e giuridica, e politica, relativizza la potestà del sovrano terreno come del “sovrano” celeste nello stesso momento in cui la legittima, aprendo la strada a una possibile collaborazione tra due ordini di realtà, il mondano e il trascendente, che altrimenti sarebbero stati condannati o alla reciproca indifferenza, o a sempre rinnovati tentativi di assimilazione dell’uno da parte dell’altro. Senza che sia onorato Cesare, neppure Dio può esserlo, e viceversa, in un mondo che suggerisce l’ipotesi di una ricerca dell’alleanza, tra l’elemento politico e l’elemento religioso, come principio costitutivo del modo di essere sia dell’uno sia dell’altro»[3].

Si può pertanto parlare di una sorta di «tensione irriducibile» nella cultura politica e nello sviluppo degli assetti istituzionali dell’Occidente non solo fra Chiesa e istituzioni politiche, ma anche – soprattutto con riferimento alla modernità – più in generale fra confessioni religiose e Stato. Le vicende del pluralismo religioso e delle cosiddette «intese», ben delineate nel libro, documentano l’importanza delle soluzioni giuridiche adottate per incanalare realtà diverse nel contesto dello Stato democratico e dei principi costituzionali[4]. Nel corso della storia, anzi, i numerosi tentativi atti ad eliminare l’irriducibile alterità fra elemento religioso ed elemento politico hanno documentato i rischi dei differenti riduzionismi sia in senso teocratico, sia nella diffusione dello statalismo etico proprio di una certa modernità[5].

L’individuazione degli ambiti di operatività di una sana cooperatio fra Chiesa e società politica, che affonda le sue radici nel riconoscimento della piena libertas Ecclesiae e dei fondamenti «naturali» della libertà religiosa e della dignità dell’uomo, rappresenta soprattutto oggi un nodo di grande rilievo, interessando gli stessi fondamenti della convivenza civile, i diritti umani, così come i grandi temi della pace e dell’integrità dell’ambiente umano ed ecologico[6]. Come ha acutamente osservato Giuseppe Riconda a proposito della difficoltà da parte di molti interpreti contemporanei a comprendere il fenomeno del superamento di un certo secolarismo, per cui essi: «Disconoscono cioè che vi possano essere religioni pubbliche compatibili con le libertà individuali e le strutture differenziate moderne che vanno incoraggiate, anche perché colgono aspetti deboli della modernità nello sforzo di difendere il modo della vita tradizionale contro forme di penetrazione dello Stato e del mercato, di mettere in discussione le pretese di questi due sistemi sociali maggiori a procedere secondo loro norme funzionalistiche intrinseche senza riguardo alle norme tradizionali giudicate estrinseche»[7].

L’aspirazione alla cooperazione istituzionale e la tutela dell’effettivo pluralismo ideologico nelle democrazie contemporanee, non esclude, peraltro la permanenza di ambiti di tensione e di possibili frizioni fra la coscienza individuale e le decisioni della maggioranza politica tradotte in dettati normativi. Il riferimento è, ovviamente, al tema sempre attuale dell’obiezione di coscienza ed a quello della collocazione della «professione» militare nella storia e nella società di oggi e della sua auspicata finalizzazione alla prevenzione dei conflitti ed alla tutela dei diritti umani a livello sovranazionale[8].

Emerge senza dubbio l’importanza nell’attuale contesto di una sana laicità (o «laicità positiva») in cui i processi democratici e decisionali siano determinati non semplicemente dalla ricerca del consenso, ma da quella «argomentazione sensibile alla verità»[9], capace di mettere a frutto la ricchezza delle tradizioni, gli stessi dati naturali e del (buon) senso comune. Pare ovvio che in tale situazione trovi ampio spazio anche l’elemento religioso, irriducibile – in quanto tale – alla sola sfera privata ed individuale, ma – al contempo – non strumentalizzabile e perciò non riducibile a semplice soggetto civile. Ed è evidente come la promozione della libertà religiosa possa rappresentare nel contesto attuale un terreno privilegiato di cooperazione fattiva tra soggetti diversi al fine di promuovere il pluralismo effettivo e la dignità umana[10].

In questo senso, accanto ed insieme ad altri soggetti, le diverse aggregazioni religiosamente ispirate e costituite rappresentano un elemento essenziale dell’ethos e dell’appartenenza pubblica come attori educativi e sociali di prim’ordine. Al di là delle sempre presenti tentazioni ideologiche (anche al di là delle degenerazioni totalitarie criminali di ieri e di oggi!)[11], la stessa storia del secolo appena concluso ha mostrato a più riprese la capacità di ricreare spazi ed ambiti di libertà, di ridefinire e rifondare gli stessi diritti, non solo più su base individuale, ma anche sociale, e di ripensare in termini pluralistici e sussidiari lo stesso rapporto fra società e Stato[12].

Certo non appare semplice superare nei suoi fondamenti una certa «unilateralità», già ben identificata da Hegel, secondo cui: «Da un lato la costituzione si deve sostenere da sola e, dall’altro, la disposizione interiore, la religione e la coscienza morale devono essere messe da parte come indifferenti, nella misura in cui alla costituzione dello stato non interessa quale disposizione interiore e quale religione gli individui professino»[13].

Peraltro lo stesso fallimento dell’Europa delle burocrazie tecnocratiche porta alla necessità di ripensare ai fondamenti, al valore delle tradizioni (anche locali) ed al ruolo essenziale delle libertà positive così come vissute all’interno della più significative realtà comunitarie; in conclusione, l’esemplarità di esperienze individuali ed aggregate documentano la «prova di corresponsabilità nella verità, come di una corda tesa tra le due estremità di una possibilità di salvezza e di una possibilità di Giustizia»[14].

Michele Rosboch*

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* Michele Rosboch, Professore associato di Storia del diritto italiano ed europeo IUS/19, Università degli Studi di Torino. Email: michele.rosboch@unito.it.

  • [1] Il riferimento è al volume Il Giusto testimone. Studi e interventi in memoria di Francesco Paolo Montanino, a c. M.S. Birtolo-L. Scillitani, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2016; la figura del magistrato Francesco Paolo Montanino (1925-2006), originario di Deliceto, presidente del Tribunale di Foggia ed animatore di numerose iniziative associative e culturali è ricordata a dieci anni dalla scomparsa da contributi interdisciplinari di: Sergio Belardinelli, Marco Stefano Birtolo, Bruno Del Vecchio, Maurizio Manzin, Michele Rosboch e Lorenzo Scillitani. Alcune delle considerazioni qui proposte derivano anche dalla lettura di altri due recenti libri: A. Del Noce, Rousseau. Il male, la religione, la politica. Con le ultime lezioni su Rosmini, a c. S. Azzaro, La Scuola, Brescia, 2016 e M.S. Birtolo, Il ritorno delle religioni. Secolarismo e democrazia alla prova del multiculturalismo, ETS, Pisa, 2016.
  • [2] A. Del Noce, Autorità, in Enciclopedia del Novecento, Istituto dell’Enciclopedia italiana, Roma, 1975, I, pp. 416-426. In generale, per una sintesi efficace J. Ratzinger, Chiesa, ecumenismo e politica. Nuovi saggi di ecclesiologia, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo, 1987, in specie pp. 139-258; cfr. anche il recente volume di P. Prodi, Homo Europaeus, il Mulino, Bologna, 2015.
  • [3] L. Scillitani, Autorità della Chiesa e poteri dello Stato: quale responsabilità dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini?, in Il Giusto testimone cit., p. 113.
  • [4] M.S. Birtolo, Il pluralismo religioso in Italia tra laicità ed intese, in Il Giusto testimone cit., pp. 29-50.
  • [5] B. Del Vecchio, Dal conflitto alla “sana collaborazione”. Spunti di riflessione sul significato delle intese tra la Chiesa cattolica e la comunità politica, in Il Giusto testimone cit., pp. 51-62; di rilievo anche P. Prodi, Il tramonto della rivoluzione, il Mulino, Bologna, 2015. Proprio Del Vecchio si esprime con grande chiarezza e precisione: «Cesare e Dio, trono e altare, comunità politica e comunità religiosa: con il cristianesimo sin dal suo primo sviluppo, la comunità politica “deve fare i conti”; è un incontro dialettico (spesso uno scontro) mai sopito, neanche oggi. Il “dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” da esortazione evangelica si traduce in un vero programma di vita sociale e non solo – paradossalmente, se vogliamo – per i cristiani. Programma spesso difficile da realizzare» (Del Vecchio, op. cit., p. 53).
  • [6] Cfr. M. Rosboch, Tra Libertas Ecclesiae e libertà religiosa: alcune considerazioni storico-giuridiche, in Il Giusto testimone cit., pp. 93-108; inoltre si vedano – fra i moltissimi e con impostazioni originali – i recenti scritti di: M. Nacci, Chiesa e Stato dalla potestà contesa alla sana cooperatio, Lateran University Press, Città del Vaticano, 2015 e M. Pera, Diritti umani e cristianesimo. La Chiesa alla prova della modernità, Marsilio, Venezia, 2015.
  • [7] G. Riconda, Introduzione, in A. Del Noce, Verità e ragione nella storia. Antologia di scritti, a c. a. Mina, BUR, Milano, 2007, p. 23.
  • [8] M. Manzin, Miles Christi. La dimensione cristiana tra istituzione militare e tutela internazionale dei diritti umani, in Il Giusto testimone cit., pp. 63-92.
  • [9] Secondo la felice espressione di Jürgen Habermas (di cui si possono leggere alcuni saggi sintetici in J. Habermas, Morale, Diritto, Politica, a c. L. Ceppa, Edizioni di Comunità, Torino, 2001); cfr. anche le classiche riflessioni di E.-W. Böckenforde, Diritto e secolarizzazione. Dallo Stato moderno all’Europa unita, a c. G. Preterossi, Laterza, Roma-Bari, 2007. In merito alle vicende della democrazia e del pluralismo religioso  nell’epoca della secolarizzazione si vedano esemplificativamente, con impostazioni ben diverse: A. del Noce, L’epoca della secolarizzazione, Giuffré, Milano, 1970, Cristianesimo, secolarizzazione e diritto moderno, a c. L. Lombardi Vallauri-G. Dilcher, Giuffré, Milano, 1981 e Chiese cristiane, pluralismo religioso e democrazia liberale, a c. F. Bolgiani-F. Margiotta Broglio-R. Mazzola, il Mulino, Bologna, 2006; da ultimo cfr. l’agile sintesi di M. Croce, Chiesa e Stato dopo la fine della Christianitas. Un percorso sull’epoca della secolarizzazione, s.e., Torino, 2014.
  • [10] «I diritti dell’uomo possono veramente essere sostenuti solo all’interno di una concezione metafisica di rispetto dell’ordine dell’essere. Se ne vien sganciata, allora l’individualismo prende l’aspetto di anarchismo, e l’anarchismo prende l’aspetto di sopraffazione e un qualsiasi ordine risulta fondato sulla forza» (Del Noce, Rousseau…cit., p. 169).
  • [11] Che vanno ben al di là delle declinazioni totalitarie passate e presenti, ma riguardano tutte le sfere delle vita umana; lo documenta – per tutti – uno dei maggiori romanzi del XX secolo, «Vita e destino» dello scrittore russo Vasilij Grossman: V. Grossman, Vita e destino, Adelphi, Milano, 2009, su cui cfr. per tutti: Il romanzo della libertà. Vasilij Grossman tra i classici del XX secolo, a c. G. Maddalena-P. Tosco, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2007 e L’umano nell’uomo. Vasilij Grossman tra ideologie e domande eterne, a c. P. Tosco, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2011; fra le odierne varianti ideologiche spicca a buon diritto quella della presunta «fine delle ideologie» e dell’indifferenza delle visioni del mondo rispetto alle scelte politiche….
  • [12] Per tutti, rimando alle agili sintesi di E. Berti, Il bene di chi? Bene pubblico e bene privato nella storia, a c. G. Maddalena-A. di Chiro, Marietti, Genova, 2014 e P. Grossi, Le comunità intermedie tra moderno e post-moderno, a c. M. Rosboch, Marietti, Genova, 2015.
  • [13] Il passo è riportato da Scillitani, op. cit, p. 114; in argomento – fra i molti – pregnanti osservazioni in R.A. Nisbet, La comunità e lo Stato. Studio sull’etica dell’ordine e della libertà, Edizioni di Comunità, Milano, 1957.
  • [14] Scillitani, op. cit, p. 140.

laicità, Libertas Ecclesiae, Michele Rosboch, Umanesimo, Vaticano

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