Diritto, politica e geopolitica nell’èra della sicurezza ibrida. Yves Lacoste (1929-2026)

Nell’èra della hybrid warfare – ovvero del suo «rovescio» concettuale, la «pace ibrida» (secondo l’efficace espressione coniata da Gastone Breccia) –, le minacce ibride alla sicurezza acquistano un ruolo di primo piano, fino a caratterizzare la sicurezza stessa in una dimensione ibrida, dove gli elementi informativi, cognitivi, simbolici, antropologici non sono meno importanti dell’elemento materiale o infrastrutturale interessato dalle fonti di rischio. Che il diritto tenda a presentarsi non più, o non soltanto, come uno spazio neutrale di gestione delle controversie, ma come un momento – lawfare – del confronto strategico tra Stati, dipende in buona parte dalla riconfigurazione in modalità ibrida di un’esigenza che peraltro è alla base del fenomeno giuridico. Risentono di questa trasformazione le stesse «politiche della sicurezza», sollecitate a reinterpretare secondo nuove coordinate geopolitico-filosofiche la «cultura della sicurezza» che le ispira, in un equilibrio sempre più problematico con le istanze di libertà delle democrazie moderne.

Raccogliamo l’invito di un grande studioso di geografia e di geopolitica, come Yves Lacoste, a saper pensare – filosoficamente – lo spazio, quello geografico come quello «mentale» o come quello spirituale di una comunità, di un popolo, di una nazione in modo da poter strutturare gli spazi della sicurezza democratica, oggi messa alla prova da molteplici e inedite insidie.

 

31 agosto 2026

Il termine di scadenza per la sottomissione degli articoli, da indirizzare a redazione.rivistapolitica@gmail.com, è il 31 dicembre 2026.

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L’inesplicabile e la crisi del pensiero scientifico: una sfida alla filosofia e alla sociologia del diritto e della politica. Edgar Morin (1921-2026)

«Lo stupore ininterrotto conduce all’interrogazione ininterrotta. Cerco e trovo tante e tante spiegazioni nelle scienze, ma queste spiegazioni contengono dell’inesplicabile e suscitano nuove interrogazioni (…) …il mondo, la realtà, la vita che io conosco nascondono dell’ignoto. Vivo sempre più con la coscienza e il sentimento della presenza dell’ignoto nel conosciuto, dell’enigma nel banale, del mistero in tutte le cose e, in modo particolare, dell’aumento del mistero in ogni aumento della conoscenza (…). L’ignoto è nel cuore del conosciuto. In certi casi, l’ignoto è enigma (…). Non solo il mistero sfugge alla conoscenza, ma è nel cuore della conoscenza. L’ignoto è enigma; l’inconoscibile è mistero (…). La crisi dei fondamenti della conoscenza scientifica e la crisi del pensiero portano proprio al mistero. Il mistero ricopre tutti i problemi profondi, fondamentali, essenziali che si pone la mente umana» (E. MORIN, Conoscenza Ignoranza Mistero, RaffaelloCortina, Milano 2018).

Queste riflessioni di Edgar Morin, che ha consacrato buona parte della sua vita di studioso all’epistemologia, sfidano la pretesa esplicativa di una certa tendenza del sapere e del pensiero scientifico, che nell’imporsi di alcuni straordinari avanzamenti tecnologici, tra i quali spicca l’intelligenza artificiale, mostrano di poter raggiungere il culmine di potenzialità conoscitivamente esaustive. Questa sfida investe altresì il pensiero filosofico e il pensiero sociologico, anche negli orizzonti giuridico e politico dei loro interessi tematici e speculativi.

30 giugno 2026

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