Per la sociologia. In ricordo di Stefano Martelli (1952-2020)

In Stefano Martelli la sociologia italiana ha avuto uno studioso attivamente e incisivamente impegnato su vari fronti di ricerca – processi socio-culturali e comunicativi, religione e pluralismo religioso, sport –, in una prospettiva che metteva capo alla teoria relazionale della società. Lo documenta la sua fitta produzione scientifica, fin dal lavoro introduttivo a Marcel Mauss (1987).
Grazie al modello “SMS, sport, media, sponsor”, elaborato a partire dagli studi e dalle ricerche della sociologia relazionale di Pierpaolo Donati, Martelli ha indirizzato il proprio interesse scientifico, con studi e ricerche empiriche, all’analisi dei cambiamenti sociali e culturali dello sport nell’epoca della tarda modernità. Rivelandosi, nel campo della relazione fra sport, cultura, comunicazione, un vero e proprio pioniere della ricerca sociologica, spinta da un’autentica e profonda curiosità scientifica e analitica che, tuttora, offre più di uno spunto di riflessione e applicazione.
Rendere omaggio alla sua memoria significa tentare di dare un seguito a un impegno di studio intensamente orientato per la sociologia: in chiave espressamente sociologica come pure, nello spirito interdisciplinare che anima la Rivista, in tutte le chiavi – antropologica, filosofica, storica, politologica – nelle quali può essere elaborato un progetto culturale che metta a tema il sociale nelle diverse dimensioni in cui esso si articola.

Il termine di scadenza per la sottomissione degli articoli, da indirizzare a redazione.rivistapolitica@gmail.com, è il 25 ottobre 2021.

Lingue: italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo

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I (neo)nazionalismi contro le nazioni? In ricordo di Vittorio Mathieu (1923-2020)

La nazionalità è decisiva per l’esistenza dell’uomo? Per l’uomo formato come tale, e non programmato come un robot, come una macchina per lavorare? A queste domande il filosofo Vittorio Mathieu, recentemente scomparso, rispondeva affermativamente, così argomentando: «urge, perciò, difendere le nazioni per salvare l’uomo. E che le nazioni siano minacciate è dimostrato dalla decadenza delle lingue, che fa progressi paragonabili, per estensione e distruttività, a quelli della deforestazione e desertificazione in natura. Ci avviciniamo a una situazione in cui, al di sopra di un gergo tecnico poverissimo e meramente strumentale, non esisteranno più che lingue morte, compresa la propria, anche se imparate perfettamente da alcuni dotti, come un tempo il latino» (V. MATHIEU, I nazionalismi contro le nazioni, in AA. VV., Il problema del nazionalismo, Japadre, L’Aquila 1992, p. 17): come oggi l’inglese? Se, per un verso, il bisogno di nazione – sostenuto da un filosofo come Roger Scruton, considerato il «padre spirituale» della Brexit, sancita ufficialmente il 1° gennaio 2021 – sembra poter trovare un suo fondamento e una sua giustificazione, in termini storici e teorici, per un altro verso il nazionalismo tradizionale, ma ancor più i neonazionalismi odierni offrono una risposta adeguata? Tra chi critica il neo-nazionalismo, pre-giudicandolo come espressione puramente ideologica, derubricata a variante (o a base teorica camuffata) di neopopulismo e sovranismo, e chi ne esalta le virtù – come Yoram Hazony – è difficile trovare un punto di equilibrio, che faccia salva l’esigenza di nazionalità, culturalmente e politicamente documentabile e sostenibile, e l’esigenza, altrettanto imperiosa perché eticamente e giuridicamente fondata, di apertura alle dimensioni sovranazionali del dialogo e della pace tra i popoli. Compito di questa Call è di ricercare le condizioni che assicurino una soluzione al nazionalismo come problema, senza tuttavia misconoscere la centralità, storico-ideale e storico-sociale, della questione nazionale, nel contesto della globalizzazione contemporanea.

Il termine di scadenza per la sottomissione degli articoli, da indirizzare a redazione.rivistapolitica@gmail.com, è il 30 settembre 2021.

Lingue: italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo

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