Diritto, politica e geopolitica nell’èra della sicurezza ibrida. Yves Lacoste (1929-2026)
Nell’èra della hybrid warfare – ovvero del suo «rovescio» concettuale, la «pace ibrida» (secondo l’efficace espressione coniata da Gastone Breccia) –, le minacce ibride alla sicurezza acquistano un ruolo di primo piano, fino a caratterizzare la sicurezza stessa in una dimensione ibrida, dove gli elementi informativi, cognitivi, simbolici, antropologici non sono meno importanti dell’elemento materiale o infrastrutturale interessato dalle fonti di rischio. Che il diritto tenda a presentarsi non più, o non soltanto, come uno spazio neutrale di gestione delle controversie, ma come un momento – lawfare – del confronto strategico tra Stati, dipende in buona parte dalla riconfigurazione in modalità ibrida di un’esigenza che peraltro è alla base del fenomeno giuridico. Risentono di questa trasformazione le stesse «politiche della sicurezza», sollecitate a reinterpretare secondo nuove coordinate geopolitico-filosofiche la «cultura della sicurezza» che le ispira, in un equilibrio sempre più problematico con le istanze di libertà delle democrazie moderne.
Raccogliamo l’invito di un grande studioso di geografia e di geopolitica, come Yves Lacoste, a saper pensare – filosoficamente – lo spazio, quello geografico come quello «mentale» o come quello spirituale di una comunità, di un popolo, di una nazione in modo da poter strutturare gli spazi della sicurezza democratica, oggi messa alla prova da molteplici e inedite insidie.
31 agosto 2026
Il termine di scadenza per la sottomissione degli articoli, da indirizzare a redazione.rivistapolitica@gmail.com, è il 31 dicembre 2026.
Lingue: italiano, francese, inglese