Editoriale Anno 6 n. 2

di Michele Rosboch e Lorenzo Scillitani

In anticipo sui tempi previsti, e in considerazione del significativo afflusso di testi proposti alla Rivista in adesione alla Call 2021 dedicata a Tramonto della politica? Tramonto del diritto? In dialogo con Emanuele Severino, questo numero si apre con un articolo scritto in ideale omaggio al filosofo spentosi neppure un anno fa, il 17 gennaio 2020, nella sua Brescia: si tratta del lavoro di Gennaro Barbuto su Leopardi e Rensi. Il nulla e la libertà, che analizza l’influsso del pensiero leopardiano nell’elaborazione dello scetticismo e dell’antiidealismo di Giuseppe Rensi.
Segue, in ideale appendice alla raccolta di articoli dedicati a Sergio Cotta nel primo anniversario della morte – pubblicati quest’anno nel primo numero speciale della Rivista, e al quale fa da pendant, nel presente numero, il contributo di Giovanni Tarantino A proposito de Il corpo tra mortalità e trasfigurazione di Sergio Cotta – la riproposizione, in prima traduzione italiana (destinata a una raccolta di Scritti storico-politici, in via di pubblicazione a cura di Marco Stefano Birtolo, Angela Landolfi e Achille Zarlenga) –, di un suo saggio su La questione nucleare e l’ordinamento giuridico internazionale, pubblicato cinquant’anni fa in francese, e capace di rivelare una sorprendente attualità, per la innovativa (oggi non meno di allora) proposta, ivi contenuta, di riforma del Consiglio di sicurezza dell’ONU, in funzione della distribuzione dell’arsenale atomico tra le Potenze a vario titolo detentrici.
Verte sul tema Nominalism, supervenience and methodological individualism l’articolo di Francesco Di Iorio, nel quale si sostiene che l’individualismo metodologico, in quanto approccio impegnato in un’ontologia nominalista, sia compatibile con una teoria non riduzionistica del mondo sociale. Secondo l’autore, la tesi di incompatibilità deriverebbe in effetti da una confusione tra l’anti-sostanzialismo ontologico e il riduzionismo linguistico o semantico.
In continuità tematica con la ripresa, avviata da questa Rivista nei numeri scorsi, di alcuni importanti contributi di Claude Bruaire al dibattito filosofico-politico (e giuridico) del secondo Novecento, Davide Galimberti interroga, ne Il dono della libertà, i fattori metafisici che determinano il pensiero politico della libertà, nella prospettiva aperta dall’originale «ontodologia» bruairiana, e in una direzione tracciata da Schelling, al cenno del quale Pagine Nuove ripropone, in prima traduzione italiana parziale, alcune magistrali pagine di Gabriel Marcel su Coleridge e Schelling.
Valentina Missaglia, nel suo scritto su Una lotta per l’autenticità: la riscoperta fenomenologica dell’Europa come via husserliana di uscita dalla crisi dei valori, presenta, a partire da Husserl, la crisi dell’Europa come una possibilità di riscoprire l’autenticità dell’Occidente, a fronte di un contesto culturale caratterizzato, oggi come nel primo Dopoguerra, da derive storicistiche e pragmatistiche.
L’uso politico della storia nel Gorgia e nel Menesseno di Platone: la prima come «tragedia», la seconda come «farsa» è il titolo del saggio di Valerio Mori, che si sofferma su dialoghi platonici in cui vengono presentate le tesi dei sostenitori della guerra contro Sparta, e mette in atto una forma di confutazione non intra-logica, ma controfattuale, attraverso un complesso «gioco» di riferimenti testuali alla tragedia e alla commedia attica.
Con audace senso della rottura degli schemi culturali dominanti, che una impegnativa scelta teoreticamente «esposta» comporta, Claudio Sartea offre la presentazione di una Metafisica dei diritti umani in cui l’apporto della filosofia di Maritain viene filtrato in una chiave di lettura antropologico-filosofica attenta alla centralità teoretica della categoria di «relazione».
Le Pagine libere di questo numero si aprono con «Una nuova era del diritto civile»? Prime riflessioni sul Codice civile della Repubblica Popolare Cinese, di Giulia Terlizzi. Questa articolata nota è stata anticipata, nei mesi scorsi, dalla pubblicazione in Pagine Nuove, su sollecitazione di Bjarne Melkevik, del testo provvisorio, licenziato nella versione inglese, del nuovo Codice civile cinese. In attesa che il testo definitivo venga approvato alla data dell’entrata in vigore, prevista per gli inizi del 2021, la rilevanza di questo documento, sia pure ufficioso, è tale da offrire lo spunto di una prima presa di contatto, in una chiave di lettura interpretativa a carattere giuscomparatistico, con indubbie valenze geopolitiche, che interessa profili strettamente giuridici, come pure politologici, che potranno essere eventualmente ripresi e approfonditi nel libero confronto di idee che anima il lavoro della Rivista, già a partire dai prossimi numeri. Il prodotto più «moderno» della plurimillenaria cultura giuridica della Cina dimostra la vitalità del pensiero, e dello spirito, di un popolo impegnato nell’autoaffermazione della sua posizione nel mondo non meno che nella ricerca, difficile ma non rinviabile, di un confronto armonico con altre istanze di civiltà.
Seguono la densa nota di Daniele Stasi su di un recente libro di Flavio Felice, I limiti del popolo, intitolata Popolarismo, liberalismo e diritto naturale nel pensiero di Luigi Sturzo; la nota critica di Angelo Buffo sul libro di Stefano Zamagni Come e quanto la quarta Rivoluzione industriale ci sta “toccando”, intitolata L’etica della responsabilità alla prova della quarta rivoluzione industriale; la lettura dedicata da Paolo Iagulli a Il Welfare responsabile: teoria e pratica; la discussione di Marco Stefano Birtolo dedicata a Ripensare al multiculturalismo?
I momenti non facili che stiamo vivendo a causa dell’emergenza pandemica e delle sue conseguenze, comportano, più che mai un’attenzione al bene comune, a cui anche un serio lavoro scientifico e ricostruttivo, orientato alla ricerca della verità e al supporto dei legami profondi delle comunità umane, può contribuire.

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